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01/05/2017 | 12:50

Gli ulivi rimasti nel cantiere di San Basilio sono stati innaffiati. Le operazioni sono state condotte sotto la sorveglianza degli agenti del locale comando di polizia municipale e dei carabinieri e si sono svolte senza incidenti.


Alberi di ulivo espiantati


San Foca. Non c’è pace nel cantiere di San Basilio, dove gli ulivi sono stati spostati per far posto al micro-tunnel che poterà il gas naturale in Europa. I manifestanti che si oppongono alla realizzazione dell’opera considerata “strategica” non arretrano di un millimetro e continuano a sorvegliare l’area, anche dopo il blitz notturno della multinazionale che, con l’aiuto di un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, ha messo in sicurezza gli ultimi alberi che sono stati espiantati e travasati in grossi vasi.
 
Ed è proprio sulle piante “rimaste a casa” che ora si concentra la battaglia tra le due fazioni in campo. Come denunciato nei giorni scorsi da Tap, gli attivisti che si vantano di aver a cuore la sorte degli ulivi con i fatti impediscono alle autobotti di raggiungere il cantiere. Solo ieri, scortata dai Carabinieri e dalla Polizia locale di Melendugno, i mezzi di Tap hanno potuto aprirsi un varco e portare l’acqua necessaria alla sopravvivenza degli alberi.
   
Un’accusa ribadita anche nelle scorse ore sulla pagina ufficiale Facebook: «Una non meglio identificata assemblea NoTap – si legge – pretende di dettare regole sull'accesso al cantiere, indicando gli orari per l'effettuazione dei lavori e perfino quale forza di polizia debba accompagnare i mezzi che si recano in zona. Ci sarebbe da ridere – commenta la società – se non ci fosse da piangere per l'ennesima conferma che un manipolo di violenti continua a sottrarre alla applicazione delle leggi dello Stato un'area, non importa quanto piccola, della Repubblica Italiana».
   
Non ha dubbi, la multinazionale svizzera sul ‘profilo’ dei suoi avversari in questa guerra: «alla pretesa di imporre con la forza il proprio potere – continua – si associa la menzogna più spudorata nel tentativo di capovolgere la realtà. I responsabili della distruzione di un muro secolare, un bene del patrimonio culturale e storico del territorio abbattuto per farne barricate, dopo aver sceneggiato una ricostruzione per la quale non avevano né le autorizzazioni, né le competenze (tanto è vero che l'hanno lasciata a metà), accusano ora Tap di aver portato via delle pietre».
  
Intanto il responsabile scientifico della Lilt di Lecce, Giuseppe Serravezza prosegue lo sciopero della fame e della sete contro il gasdotto Tap nonostante sia il governatore pugliese, Michele Emiliano che il Prefetto di Lecce, Claudio Palomba, abbiano provato a dissuaderlo. Anche 94 sindaci salentini hanno chiesto al noto oncologo di interrompere la protesta.




Autore: A cura della Redazione

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