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03/07/2017 | 18:57

La multinazionale svizzera potrebbe spostare gli ultimi ulivi rimasti nel cantiere di San Basilio verso il sito di stoccaggio di Masseria del Capitano: la minaccia, che in passato si è rivelata infonda, ha fatto alzare la guardia del Comitato No Tap che si prepara alla battaglia.


Il cantiere di San Basilio


San Foca. Gli allarmismi nelle scorse settimane si erano rivelati semplici “bolle di sapone”. Nonostante questo, il Comitato NO Tap continua a vegliare sul cantiere di San Basilio, anche dopo che i riflettori delle tv locali e nazionali si sono spenti. Di più, per non farsi trovare impreparato nell’eventualità che la multinazionale svizzera decida di spostare gli ultimi ulivi rimasti in quel pezzettino di terra nelle campagne di Melendugno diventato nei mesi scorsi il terreno per una guerra senza esclusione di colpi, chiama a raccolta tutti i ‘contrari’ alla realizzazione dell’opera considerata strategica.
  
«Complice un banale lunedì e una forte tramontana che potrebbe allontanare l'ormai avviata movida estiva dalla costa melendugnese – si legge sul profilo Facebook ufficiale del Movimento che sta difendendo il territorio dal “tubicino cattivo” –  gli uomini di Tap potrebbero prepararsi a lavorare per spostare, così come preannunciato la scorsa settimana, gli ultimi 46 alberi ancora rimasti nella loro casa a San Basilio, verso la Masseria del Capitano (Calimera-Melendugno)». Un ultimo viaggio per le piante che, in queste settimane, sono state protagoniste di una battaglia accesa e che Tap aveva ‘promesso’ non toccare sia per tutelare il territorio (e rispettare il fermo biologico) sia non in “intralciare’ con la vocazione turistica del territorio.  
  
Un’operazione, a detta del Comitato No Tap, effettuata ancora una volta senza il minimo rispetto per i salentini e i tantissimi turisti che già in questo periodo hanno deciso di frequentare le bellissime Marine di Melendugno, ‘massicciamente’ come se fosse agosto. «Tap – continuano –  non può aspettare, pena la perdita dei finanziamenti da parte delle banche. Il lavoro va completato a costo di creare disagi (alla faccia del rispetto del territorio) e usare violenza psicologica (siamo in perenne stato di allerta) e fisica».
  
Che Tap continui dritta per la sua strada è cosa nota, ma lo dimostra anche l’ultimo post pubblicato sul social network azzurro: «TAP ha completato l’interramento di un terzo dei tubi previsti dal tratto del gasdotto costruito in Grecia e Albania (252 complessivi su 765). I lavori continuano nel rispetto dei tempi di consegna del progetto. Il gasdotto entrerà in esercizio dal primo gennaio 2020». Senza se e senza ma. 




Autore: A cura della Redazione

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