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27/04/2017 | 17:05

Dopo il bliz nella notte degli uomini di Tap continua il botta e risposta tra la multinazionale svizzera e il primo cittadino di Melendugno, Marco Potý che per la prima volta non Ŕ stato presente a San Basilio durante i lavori.


Le forze dell'ordine presenti sul cantiere Tap all'alba


San Foca. Sarebbe stata la sceneggiatura perfetta per un film: le forze dell’ordine che si danno appuntamento “in gran segreto” e con la complicità della notte, in massa, si dirigono verso l’obiettivo da colpire. Un’operazione chirurgica pensata e pianificata nei minimi dettagli per evitare errori. Ma i protagonisti del copione, in questo caso, sono reali: da un lato ci sono i manifestanti No Tap che da settimane ‘proteggono’ il cantiere dalla minaccia del tubo cattivo, dall’altra c’è la multinazionale svizzera che, forte delle autorizzazioni, vuole portare a termine i lavori pianificati, prima dello stop forzato del 30 aprile. In mezzo, ci sono gli ulivi da spostare, senza se e senza ma, nel sito di stoccaggio di Masseria del Capitano per far posto al micro-tunnel.
  
Quello andato in scena sul litorale di San Foca può essere raccontato come se fosse un bollettino di guerra: quando la mezzanotte era appena scoccata alcune ‘voci’ hanno rotto il silenzio nelle campagne di Melendugno. Alle due, minuto più minuto meno, a San Basilio sono giunte le camionette della Polizia, con rinforzi anche da Napoli. A fargli strada le ruspe che, sotto lo sguardo ‘attento’ dei vigili del fuoco, hanno spostato in un battibaleno le barricate erette con pietre e pezzi di recinzione divelti dal cantiere. Alle sette era tutto finito: cinque ore per salvare gli alberi rimasti. Il fortino dei manifestanti no-tap è caduto giocando sull’effetto-sorpresa.
  
«Siamo stati costretti ad agire in questo modo – ha dichiarato Luigi Quaranta di Tap ai microfoni di Leccenews24 – quando non sono stati rispettati gli accordi siglati in Prefettura. Il sindaco Potì aveva assunto l’incarico di far rimuovere le barricate da parte del Comitato No Tap. L’impegno è stato disatteso e, per questo, il Prefetto, di concerto con il comandante dei Vigili, ha deciso di agire con urgenza per riprendere i lavori perché mancavano i presupposti che l’accordo andasse a buon fine».
  
Insomma, secondo il portavoce Tap, Potì non avrebbe margine di azione e sarebbe ‘ostaggio’ delle volontà dei manifestanti che si oppongono alla realizzazione del gasdotto.
  
«La cosa che più mi ha sorpreso è stato il dispiegamento esagerato di forze dell’ordine fatto con i soldi dello Stato, 30/40 agenti in tenuta antisommossa per ogni albero da salvare. Sembrava di essere in una di quelle partite di calcio dove temi scontri degli hooligans» commenta sindaco di Melendugno, Marco Potì che ha ‘scelto’ di non essere presente per la prima volta al presidio di San Basilio «Non volevo esacerbare gli animi, né provocare reazioni da parte dei manifestanti che avrebbero costretto la Polizia ad intervenire in maniera più dura».
  
È rammaricato il primo cittadino, ma non si arrende: «un pezzo del mio territorio è stato requisito questa notte. Non possono imporre un’opera, non possono costruire un gasdotto senza il consenso della popolazione. Continueremo a protestare contro il ‘tubicino del gas’ come lo ha definito Renzi, per tutelare la vocazione turistica del territorio e soprattutto la salute e la sicurezza dei cittadini». 




Autore: Marianna Merola

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